Aumentano le violenze verso le studentesse: oltre 3600 casi dal 2012 secondo i dati delle Nazioni Unite

Durante gli ultimi cinque anni, le ragazze di oltre 70 paesi hanno dovuto subire minacce, violenze ed altri abusi per il solo fatto di voler frequentare la scuola, questi i dati che ha diffuso l’ufficio dei diritti umani delle Nazione Unite il febbraio scorso.

Nonostante i progressi fatti negli ultimi anni verso un progressivo allargamento dell’istruzione alle fasce più deboli della popolazione nei paesi in via di sviluppo, permangono grandi difficoltà per quel che riguarda l’accesso all’istruzione da parte delle donne e delle ragazze.

“Gli attacchi contro le ragazze che tentano di accedere all’istruzione persistono, e in un modo allarmante, appaiono in alcuni paesi, verificarsi con preoccupante regolarità” cita il rapporto delle Nazioni Unite.

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I casi più recenti ed eclatanti riguardano il sequestro delle 300 ragazze in Nigeria da parte di Boko Haram, le azioni contro le scuole in Kenya e Somalia da parte del gruppo di Al-Shabab e tanti altri, tanto da poter censire almeno “3600 attacchi contro istituti scolastici, insegnanti e studenti registrati dal 2012” sempre secondo il rapporto.

Molto spesso lo scopo dietro questi attacchi è quello di dare il segnale che la scuola non è un posto sicuro per le ragazze, e che il cambiamento – che spesso corrisponde ad una crescita culturale oltre che economica – è da avversare, perché pericoloso.

 Gli effetti a catena

Gli effetti sono stati devastanti, ma ancora di più possono essere le conseguenze a lungo termine. Il rapporto parla di un vero e proprio “effetto a catena“: la paura di mandarle a scuole scoraggia i genitori di tante ragazze, che alla fine spesso decidono di tenerle  in casa.

Il ritiro delle ragazze dalle scuole, il loro abbandono “forzato” dal sistema educativo, può produrre ulteriori effetti negativi sulle ragazze: “in questi contesti si verificano con maggior frequenza fenomeni quali matrimoni forzati, violenze domestiche, gravidanze indesiderate ed altre pratiche lesive per i diritti umani delle donne” conclude il rapporto.

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