Diciamo NO alla violenza sulle donne

indexNella Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dalle Nazioni Unite dal 1999, ogni 25 novembre 2014, incontriamo la Dottoressa Chiara Castellani, in visita in Italia a testimoniare il disagio e la disperazione, che spesso colpisce il genere femminile, in Africa.
“Nel Nord Kivu due movimenti ribelli si affrontano fra di loro, a colpi di mortaio e di kalashnikov. La maggior parte degli abitanti sono già fuggiti in uno dei 40 campi profughi, ma non tutti: fuggire nei campi profughi significa trovarsi con un numero variabile da 5.000 a 25.000 persone ammassate in pochi metri quadri, con promiscuità, epidemie, un solo pasto giornaliero per di più insufficiente… Ma significa anche abbandonare i propri campi e il proprio raccolto frutto di mesi di duro lavoro, la propria casa, gli animali da cortile, le capre” Ci racconta Chiara. Gli abitanti del villaggio conquistato dai ribelli rimangono sotto la “protezione”delle forze armate ribelli. Lo stesso capo-villaggio spiega alla dottoressa che gli uomini in uniforme” (non meglio identificati) vengono da un po’ ovunque per violentare le donne e saccheggiare i pochi beni.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl dramma nei loro occhi

Le più fragili pagano il tributo più pesante, come la testimonianza della giovane Mwannita. E’ una ragazzina di 15 anni, scolaretta di quinta elementare. Chiara racconta di averla trovata sdraiata su una stuoia sul pavimento del dispensario, sanguinante e con la mano premuta sul ventre. Fatica a testimoniare, piena di vergogna per quello che le è accaduto. E la vergogna è più forte della sofferenza fisica.
Quando Mwannita accetta di raccontare quello che le è successo lo fa con una voce neutra, distante, come fosse accaduto nella vita di qualcun altro, remoto nel tempo e nello spazio: «Erano le 2 del mattino e stavo dormendo con mamma e papà quando 2 soldati hanno forzato la porta di casa e mi hanno intimato: “se tu non cedi ai nostri desideri uccidiamo i tuoi genitori” Mio papà mi ha supplicato di non resistere loro, anche se mamma non voleva. Mi hanno violentata, uno dopo l’altro, e quando hanno finito mi hanno detto, prima di partire : “Domani veniamo ancora”» Mwannita ha gli occhi pieni di lacrime, e si chiude di nuovo nel suo silenzio. Dall’inizio della settimana, è la quinta ragazzina del villaggio ad essere violentata dai militari
Davanti a lei Innocent, 22 anni, dà a sua volta la sua testimonianza «Due notti fa, degli uomini armati hanno bussato alla porta intimando: “se tu non ci apri la porta, daremo fuoco a tutta la casa. Mio padre è stato obbligato ad aprire. Ci hanno picchiato a sangue, e hanno violentato mia madre, poi sono partiti con il poco che possediamo. Da quella notte, quando l’oscurità discende alle 6 di sera, partiamo con tutta la famiglia a dormire in savana»

index 1La paura quando scende la notte

Quanto esile, tanto quanto coraggiosa, la dottoressa Chiara continua a raccontare gli orrori vissuti dalle ragazze che cerca di aiutare. Spiega che esiste una città, ad una cinquantina di chilometri presso la frontiera Ugandese, che si chiama Bunagana. Occupata dal 6 luglio 2012 dai ribelli, é una città fantasma dove qualche abitante vive semi-nascosto, ma tutti traversano la frontiera prima che la notte scenda, per andare a dormire in Uganda. «Di giorno non ci sono problemi, ma durante la notte restiamo totalmente alla mercé dei soldati, che si ubriacano e cercano le ragazzine da violentare e aggrediscono anche noi donne adulte», afferma uno degli abitanti, circa quarantenne.
Sono storie di atroci violenze subite dalle donne. Ovunque nel mondo, ce ne sono moltissime, ma sono ancora di più coloro che per paura, o per vergogna, scelgono di non parlare, di chiudersi nel silenzio e non denunciare i soprusi. La paura del giudizio ma anche di fornire informazioni dolorose sulla violenza sessuale subita, affrontando così una situazione estremamente imbarazzante, sia culturalmente che socialmente, impedisce alla vittima di ammettere di aver subito violenza e quindi di parlarne.

2 comments on «Diciamo NO alla violenza sulle donne»

Lascia un commento

Your email address will not be published. *
You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>