Donne da Nobel: Marie Curie, la forza di essere donna

Marie Curie

Marie Curie

La donna può essere una madre, una moglie, una donna in carriera e fare tutto con diligenza e bravura fino ad arrivare a vincere un Premio Nobel, in questo caso addirittura due,  ciò è avvenuto nella vita di  una scienziata polacca, dalle capacità straordinarie: Marie Sklodowska, notoriamente conosciuta come Marie Curie. Questo nei primi anni del 900, quindi in un’epoca in cui  l’emancipazione femminile è ancora un traguardo molto lontano.  Marie Curie si è distinta per le sue capacità di memoria, concentrazione e sete della conoscenza. Con il suo temperamento implacabile ed un po’ introverso, è riuscita con tenacia a scoprire il radio e il polonio, con le loro funzionalità radioattive, aprendo un mondo nuovo di ricerche, ma soprattutto offrendo una speranza di cura per i malati di tumore.

La cattedra alla Sorbona 

Non è stata sola in questa lunga e faticosa ricerca, ma ha avuto accanto il marito Pierre Curie, anch’egli fisico, conosciuto proprio durante gli studi universitari alla Sorbona di Parigi. Non solo un amore, ma anche un collaboratore ed un amico. Malgrado  questo nella sua vita ha sempre creduto nella grande forza delle donne, da cui si è aspettata molto di più  rispetto agli uomini. Lo ha dimostrato conquistando anche la cattedra di fisica della Sorbona, come prima donna in assoluto, dopo la morte del marito, e precedentemente con le sue estenuanti e continue analisi, chiusa nel suo laboratorio, fino al raggiungimento dell’obiettivo: la scoperta del peso atomico del radio, avvenuta nel 1902, per cui le verrà riconosciuto il secondo importantissimo Premio Nobel.

Un lavoro imponente

L’estrazione del radio ha comportato ore di scrupoloso lavoro per la scienziata. Per ottenere pochi milligrammi di sostanza, abbastanza pura da ricavarne il peso atomico, sono state necessarie tonnellate di pechblenda (minerale fortemente radioattivo che contiene uranio). Il processo di estrazione ideato e messo a punto dalla Curie, e che lei ha definito “cristallizzazione frazionata”,  è stato molto delicato e l’ha portata a stare in continuo contatto con la radioattività che nel 1934 ne ha determinato la sua scomparsa.

Scienziata, madre e moglie, tutto in una donna

L’ambizione e la determinazione, di donna sempre indipendente, hanno portato Marie Curie ad un successo che è riuscita a trasmettere anche alle sue due figlie, infatti entrambe hanno avuto grande affermazione nella vita. Irene, un anno dopo la morte della madre, ha seguito le stesse sue orme conquistando il premio Nobel in chimica, mentre Eve Denise è stata una scrittrice.  Un punto comune lega donne di grande spessore come Marie Curie e Rita Levi-Montalcini: la grande fiducia nelle potenzialità della componente del genere femminile. Secondo entrambe le donne possono molto, ma soprattutto si prodigano per il bene del prossimo, mai soltanto per loro stesse, se solo ne hanno la possibilità, sono utilità per l’umanità intera.

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