Donne da Nobel: Rita Levi-Montalcini, la scienza al servizio dell’umanità

Rita-Levi-Montalcini-1Il 22 aprile, di 106 anni fa, nasce Rita Levi-Montalcini e per più di un secolo l’umanità intera ha avuto il dono della sua presenza sulla terra, con il suo lavoro, la sua generosità, il continuo prodigarsi per il prossimo.

Amatissima dai giovani che, negli ultimi anni, l’hanno presa come modello etico, Rita Levi-Montalcini è stata un rarissimo esempio non soltanto di ricercatrice e scienziata, ma soprattutto di donna che ha difeso da principio il suo diritto all’istruzione, ed in seguito quello di tutte le altre donne, con la volontà di contribuire al miglioramento delle persone e delle loro condizione di vita.

Il suo instancabile e magistrale impegno, in uno dei laboratori scientifici dell’università di Saint Louis, l’ha portata, negli anni Cinquanta, alla scoperta dell’NGF (Nerve Growth factor):  il fattore di crescita della fibra nervosa, aprendo incredibili frontiere  nel campo della medicina  e delle neuroscienze. Scoperta questa che, dopo trent’anni, nel 1986, le ha fatto ottenere il Premio Nobel per la medicina.

Al principio: l’istruzione

“Il fatto di avere nel DNA due cromosomi X, invece che un cromosoma X ed uno Y, è assolutamente casuale ed inconcepibile che ciò determini il grado di istruzione e di affermazione di una persona. Questo non l’ho mai potuto accettare”.

Rita Levi-Montalcini, in una delle sue ultime interviste, in questa occasione rilasciata per il libro “Aggiungere vita ai giorni” di Giuseppina Tripodi e Raffaella Ranise, afferma, con la consueta decisione, i diritti delle donne per la parità di genere. Racconta la sua incredibile vita, piena di successi, ma anche di rinunce e di fatica, se pur sempre animata da un vitale ottimismo che in lei trasuda, a testimonianza di tutti coloro i quali hanno avuto la fortuna di conoscerla e averla vicina.

01-00001111000060L’infanzia felice

Sempre in simbiosi con la sua amata sorella gemella Paola, anch’essa giovane talentuosa, famosa artista nel mondo dell’arte del Novecento, fin dall’infanzia, ha vissuto in un ambiente famigliare sereno e di rispetto per la persona, con la sorella Nina, il fratello Gino e due genitori attenti e protettivi.

Non le è stato dunque semplice trasgredire le regole paterne, per il quale, all’epoca,  le donne della sua famiglia avrebbero dovuto limitarsi a prendere un diploma, per una vita decorosa di madri e mogli. Rita Levi-Montalcini, fin dall’inizio è cosciente di ambire a ben altro destino e decide di seguire la strada della medicina.

rita-levi-montalcini-10 Un grande Maestro

 L’Africa è stata protagonista dei suoi sogni fin da ragazza: Rita levi-Montalcini avrebbe, infatti, desiderato partire come medico per la cura delle malattie epidemiche, quali la lebbra.

Il suo grande maestro, ai tempi degli studi, è stato Giuseppe Levi. Egli ha saputo trasmettere ai suoi allievi l’amore per la ricerca, coraggio ed indifferenza della paura. In quegli anni la futura scienziata ha intensificato amicizie con compagni di corso che avrebbero anche loro ottenuto il Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco.

Premiazione-Nobel-Rita-Levi-montalcini

Verso il Nobel

A causa delle persecuzioni razziali,  nel 1939, Rita Levi-Montalcini è costretta ad abbandonare l’università e la ricerca per rifugiarsi a Bruxelles,  riunita alla sua famiglia, ma con la rabbia di non aver portato a termine il lavoro di ricerca.

Una volta rientrata in Italia, durante la guerra, mette in piedi un laboratorio improvvisato, costituito da apparecchiature semplici nella sua camera da letto. Inizia l’avventura scientifica che, nel 1947, la porterà negli Stati Uniti, insieme al collega Renato Dulbecco, per un incarico alla Washington University. Successivamente, mediante le ricerche svolte a Rio de Janeiro, in Brasile, studia e sperimenta laboriosamente le colture in vitro, fino al raggiungimento della scoperta nel 1951, per la quale le sarà  conferito il premio Nobel.

rita_levi_montalcini_00011Finalmente l’Africa

Molti sono stati gli onori ricevuti durante la sua lunga carriera, tra cui il titolo di Senatrice a vita. La Professoressa, come affettuosamente e con rispetto l’hanno chiamata tutti i suoi collaboratori, non ha mai smesso di seguire la strada scientifica ed umanistica, con le sue fondazioni.

Durante l’ultimo ventennio della sua vita, Rita Levi-Montalcini ha deciso di dedicarsi al Continente africano, come nei sogni da ragazza, fondando, insieme alla sorella Paola, ed in onore del compianto ed amato padre, Adamo Levi, la Fondazione Rita Levi-Montalcini.

Sempre per la sua ferma fiducia riposta nelle donne, in questo caso del continente africano, decide di aiutarle a conquistare un posto nel mondo, attraverso lo studio a loro spesso negato. Con il motto “se istruiamo una donna, istruiamo una Nazione” e “un futuro per le donne africane”, ha iniziato questa nuova attività con il solito entusiasmo, trasmettendolo ai suoi collaboratori, che ancora oggi continuano ciò che lei ha iniziato con tanta fiducia per un Continente che vuole e può cambiare, grazie alle sue donne.

Una sola parola possiamo dirle ricordandola, nel giorno del suo compleanno, a Rita Levi-Montalcini:  “Grazie

2 comments on «Donne da Nobel: Rita Levi-Montalcini, la scienza al servizio dell’umanità»

  1. Grande Professoressa!
    sono felice di averla piu’volte incontrata alle premiazioni delle Colombe d’oro per la Pace.
    Indimenticabile la sua energia, l’entusiasmo con cui promuoveva l’istruzione per le donne in Africa e il suo interesse per chiunque lotti per la pace. Ammirava i panorami con gli occhi della mente perché oramai non vedeva più, ascoltava tutti con un interesse vero.
    Dormiva pochissimo e passava da una conferenza all’altra. “L’asso nella manica a brandelli”, uno dei suoi tanti libri, e’ dedicato agli anziani perché non si arrendano. Ne fece spedire una copia autografata alla mia mamma, perché ne avevamo parlato insieme. E infine voglio ricordare una notte a Genova, una notte d’estate, dopo il premio giornalistico delle Colombe d’oro: resto’ fino a tardi, dopo cena, a parlare con tutti….
    E con lei c’era sempre la sua infaticabile assistente Giuseppina Tripodi.
    Grazie Cara Professoressa,
    Laura Becherelli

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