Donne, politica e potere. Quali progressi e in quali paesi la donna è meglio rappresentata

Un tema sempre molto discusso, quello della partecipazione delle donne nelle posizioni di potere al livello politico e istituzionale. Quali sono i paesi che garantiscono maggiore rappresentatività e uguaglianza in questo campo ? A questa domanda ha cercato di rispondere di recente in un articolo il Guardian, che ha messo a confronto alcuni dati e statistiche per cercare di capire se vi sono stati reali progressi in tal senso negli ultimi 20 anni. E non mancano le sorprese.

Rose Mukantabana: Speaker of the Chamber of Deputies, Rwanda

Rose Mukantabana: Speaker of the Chamber of Deputies, Rwanda – CC Third World Conference of Speakers of Parliament

Secondo i dati dell’ Unione Interparlamentare, a gennaio 2015, sono 152 i capi di stato di tutto il mondo, di questi, solo il 10 (6,6%) sono donne.

Di questi 10 il dato interessante è che due appartengono a paesi dell’Africa, ed una, Ellen Johnson Sirleaf è stata insignita del premio nobel per la pace nel 2011.

Per quel che riguarda la rappresentanza parlamentare femminile, la situazione presenta degli importati sviluppi, soprattutto per alcuni stati dei paesi in via di sviluppo.

Dal 1995, quando è stata adottata la piattaforma d’azione di Pechino su l’empowerment delle donne, la media globale delle donne in parlamento è aumentata in media dal 11,3% al 22,1%, con risultati insapettati in alcuni paesi in via di sviluppo.

Un caso eclatante è quello del Rwanda, che ha saputo rialzarsi dalle ceneri di una devastante guerra civile e iniziare un percorso credibile e deciso verso una partecipazione femminile consistente nelle istituzioni politiche. Ottima anche la performance del Senegal e del Sud Africa, che durante gli ultimi anni, anche grazie all’implementazione di politiche mirate a tutelare i diritti delle donne, hanno scalato la classifica.

I dati sembrano incoraggianti, l’articolo conclude infatti come la zona Sub-Sahariana ha raggiunto alcuni dei risultati  significativi negli ultimi venti anni, considerando anche le difficili situazioni di post-conflitto che hanno caratterizzato moltissimi stati africani. Un motivo per continuare a sostenere i diritti delle donne, la loro istruzione, ed aumentare le loro possibilità di poter ricoprire in futuro cariche di responsabilità nei rispettivi paesi di appartenenza.

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