Il diritto violato: l’infibulazione

imagesAncora troppo diffusa, in Africa, una pratica a cui sono soggette molte bambine dai 4 ai 14 anni: l’infibulazione, questo è secondo le stime dell’Unicef. Pratica a cui ruotano intorno una serie di pregiudizi che fondano le loro radici soprattutto in ragioni sociologiche, in quanto è considerata un’iniziazione delle giovani ragazze verso l’età adulta ed la loro conseguente “entrata” in società, per cui il sottrarsi è considerato una non integrazione. Ma vi è anche l’intento di ridurre la loro sessualità. In alcune culture si pensa addirittura che i genitali femminili siano portatori di infezioni, o comunque che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e che sia comunque prevista dal corano.

Giovanissime con la vita a rischio 

In Paesi come l’Eritrea, Mali, ma anche nello Yemen non sfuggono a questo intervento dolorosissimo neppure le neonate di appena un anno. Le conseguenze sono talvolta molto pericolose, come è possibile immaginare, per le infezioni che ne possono derivare, anche mortali. Ad ogni modo, per tutte le ragazze che l’hanno provata, l’operazione è traumatica e molto dolorosa, tanto da costituire uno shock nella loro primissima giovinezza. In particolare l’Unicef combatte l’infibulazione, in quanto ritenuta una drammatica violazione dei diritti umani della donna.

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