IL FUTURO DELL’AFRICA E’ DONNA: CHIARA CASTELLANI, UN MEDICO IN AFRICA PER AMORE

Chiara Castellani

Chiara Castellani

“A cinquant’anni mi arrogo il diritto di sognare, il diritto di essere una visionaria. Perché se non sognassi, in nome di tutti loro, un futuro diverso, di promozione umana, avrei mollato, mi sarei tirata indietro. Il coraggio di sognare è il motore della mia vita, anche oggi!” lo dice con una voce delicata, ma ferma, la missionaria Laica Chiara Castellani, che di per sé già esprime quanto la sua volontà sia ferrea e quanto il desiderio di aiutare l’Africa sia il movente della sua vita. Amica da sempre di Rita Levi-Montalcini e della sua Fondazione, con cui ha collaborato in progetti d’istruzione per infermiere ed ostetriche nella Repubblica Democratica del Congo, si è specializzata all’università nella cura di malattie epidemiche mortali, che uccidono migliaia di persone che non si possono permettere neppure le terapie più semplici.

Aveva soltanto sette anni quando decide che un giorno, da grande, avrebbe dedicato tutto il suo impegno ai poveri popoli dei Paesi in Via di Sviluppo. Chiara trae la sua forza da una famiglia unita, che ha saputo insegnarle i valori della fede e della carità verso i meno fortunati. E’ con queste convinzioni che si iscrive alla facoltà di medicina, con il più grande desiderio di partire missionaria appena possibile. Il destino però non la fa volare in America Latina, in Nicaragua, dove, per sette lunghi anni, incontra situazioni molto difficili. Al suo rientro in Italia ritorna prepotente il sogno coltivato fin da piccola e decide di partire per la sua Africa.

In viaggio per un sogno

Tramite l’Aifo, Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, l’esile dottoressa dalla forza grandiosa, accetta di gestire l’ospedale di Kimbau,

Chiara Castellani e il Dr. Carlo Spagnolli

Chiara Castellani e il Dr. Carlo Spagnolli alla seconda Conferenza Internazionale “L’istruzione: chiave dello sviluppo”

una colonia di 100.000 persone, nella periferia dell’allora Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Già al suo arrivo nel Paese la circostanza si è mostrata drammatica: condizioni di povertà estreme, villaggi costituiti da capanne ed un solo ospedale, neppure attrezzato, senza luce e acqua, né tantomeno un microscopio. Chiara opera i suoi pazienti in condizioni di disagio estremo, nessun altro medico è disponibile nel raggio di cinquemila chilometri quadrati. Sono appena presenti solamente dei centri sanitari sparsi nella zona che non garantiscono una reale cura ed assistenza, gestiti da suore missionarie che tentano di fornire le prime cure come meglio possono. Purtroppo le condizioni igieniche e la mancanza di acqua potabile diffondono epidemie spesse volte mortali: malaria, tubercolosi, filaria, la malattia del sonno, nonché il dilagamento dell’AIDS  per assenza di prevenzione.

E’ proprio durante la missione in Africa che Chiara è vittima di un brutto incidente in macchina. Le viene amputato il braccio destro. Così ricorda quel momento: “Ho vissuto in due paesi in guerra, Nicaragua e Congo, ho amputato arti maciullati da mine, poi per uno scherzo del destino (ma forse era un disegno di Dio?) è successo a me. Fa bene a un medico trovarsi almeno una volta nella vita dall’altra parte del bisturi”. Eppure questo non ha fermato la sua determinazione e adesso, nella sala operatoria dell’ospedale di Kimbau è la voce guida della mano che opera.

Il bene dell’istruzione

 

Le studentesse del progetto di formazione per infermiere ed ostetriche

Le studentesse del progetto di formazione per infermiere ed ostetriche

“io qua a Kimbau mi sento a casa, io tra gli “ultimi” , io come gli “ultimi” vivo a fondo la mia vita e la mia professione” spiega ancora Chiara, con una luce negli occhi che racchiude tutto l’amore del mondo per il suo lavoro, ma soprattutto per la sua Africa.

Attualmente è molto impegnata in progetti di educazione per istruire le donne nell’assistenza sanitaria, come infermiere ma anche come ostetriche. Ritiene, infatti, che le donne sono per natura portate all’assistenza dei più deboli, per le qualità materne ed emotive innate e che sia giusto offrire loro una formazione adeguata, affinchè possano accudire i malati nel modo più giusto possibile. Troppe morti conseguenti al parto devastano il Paese, per mancanza di strutture e di professionale medico. I neonati nascono spesso in capanne di legno, con il tetto in paglia, senza norme igieniche, con l’aiuto di anziane levatrici spesso analfabete. Una delle tante emergenze che esistono in Congo e che la dr.ssa Castellani intende debellare con forza ed immenso sacrificio, come anche la Prof.ssa Rita Levi-Montalcini ha desiderato e voluto.

(tratto dal libro “ Rita Levi-Montalcini: Aggiungere vita ai giorni” di Raffaella Ranise e Giuseppina Tripodi)

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