La forza di rinascere. L’istruzione per uscire dal buio

“L’obiettivo del progetto è ridare speranza, cioè ridare un futuro a persone che invece sono giudicate ormai condannate per sempre. Perché abbiamo scoperto che la più grande sofferenza di chi è in carcere non è tanto la privazione di libertà, ma la privazione di futuro; l’idea che la vita è finita, che non ci sono opportunità di un cambiamento che non si può trovare un’alternativa. Questa è la sofferenza più grande”

Con queste parole il Prof. Marco Bartoli della Comunità di Sant’Egidio espone l’ambizioso progetto, attivato con la collaborazione della Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus, del sostegno ad un corso di alfabetizzazione informatica di 20 donne recluse nelle prigioni del Mozambico, durante la IV Conferenza Internazionale “L’istruzione delle donne africane: questione di genere e motore dello Sviluppo”, organizzata dalla Fondazione stessa presso il Ministero degli Affari Esteri, il 16 gennaio 2014 (Collegamento con link Conferenza). Durante il suo discorso il Prof. Bartoli ha commosso il pubblico con le dolorose storie raccontate dalle stesse donne detenute:

La speranza dietro le sbarre

Il progetto prevede la durata di due anni e intende offrire un’opportunità di riscatto  ad un gruppo di donne selezionate dalle prigioni femminili di Maputo e  Nampula. Attraverso i colloqui preliminari, le detenute hanno spesso ammesso di aver commesso dei crimini perché soggette a degradanti maltrattamenti o a causa di una profonda disperazione. Talune, invece, si sono dichiarate accusate ingiustamente, rivelando anch’essere storie di profondo degrado e violenze domestiche. L’intervento è monitorato dal suo referente, Marco Bartoli, che nel 2013 si è recato in Mozambico per i primi contatti nelle carceri, sia a Maputo che a Nampula, ottenendo le necessarie autorizzazioni per lo svolgimento dei corsi di alfabetizzazione informatica.

La situazione delle due carceri

La struttura della prigione femminile di Ndlavela, distretto di Matola, a Maputo è la più grande istituzione carceraria femminile del paese e nel 2013 vi erano recluse circa 150 detenute. La direttrice del carcere ha dimostrato particolare interesse ai corsi di alfabetizzazione informatica proposti, rendendosi conseguentemente disponibile a collaborare alla loro realizzazione. Il progetto di un corso di informatica, che potrebbe permettere alle detenute di trovare un lavoro una volta scontata la pena, ha avuto anche l’approvazione dello SNAPRI (Servizio Nazionale per le Prigioni, in particolare dell’area formazione e reinserimento sociale dei reclusi). La selezione delle altre donne è avvenuta a Nampula presso il centro carcerario femminile. In quell’occasione sono state effettuate delle visite mediche alle detenute, che hanno rivelato dati interessanti sulla loro condizione di disagio psichico ed emotivo. carcere2

Donne che aiutano donne 

Durante i colloqui tenuti con tutte le prescelte per il corso di informatica, è emerso che due di loro, condannate per reati contro il patrimonio, erano in possesso di titoli di studio a livello universitario. Nelle visite successive è stata saggiata la loro disponibilità a mettere a disposizione delle altre detenute le loro competenze informatiche. Ambedue hanno accettato con entusiasmo. La soluzione di affidare i corsi di alfabetizzazione informatica a due detenute è stata poi sottoposta alle autorità carcerarie, che hanno approvato la scelta. Tale soluzione ha permesso di risolvere diversi problemi. Il primo riguarda i trasporti: il centro detentivo si trova infatti a una distanza di circa 15 chilometri dalla città ed è privo di  mezzi di trasporto pubblico. Questo avrebbe comportato una maggiorazione sui costi, se la scelta degli insegnanti fosse ricaduta esternamente. Il secondo problema che viene in tal modo risolto è proprio quello del rapporto con le detenute. Era infatti necessario trovare insegnanti non solo competenti nelle materie informatiche, ma anche sensibili ai problemi dei diritti umani delle donne recluse

Le ragazze durante il corso di informatica

Le ragazze durante il corso di informatica

Finalmente tutti in aula

Successivamente ad un’accurata ricerca di mercato per l’acquisto degli strumenti necessari allo svolgimento del corso, è stato identificato un negozio che ha permesso di scegliere un buon prodotto secondo un criterio di qualità/prezzo. Ciò ha consentito di comprare cinque computer fissi, una stampante e un proiettore da collegare con i PC. Questa opportunità allargherà di fatto la prospettiva formativa del progetto, dato che sarà possibile proiettare, in accordo con le autorità carcerarie, anche video sui più diversi contenuti. La realizzazione delle due aule d’informatica nelle prigioni di Maputo e Nampula è avvenuta nel mese di agosto, con l’inaugurazione a cui è stato presente lo stesso Marco Bartoli, dando perciò il via al corso di informatica, nonché al processo di rinascita delle donne detenute. Le cerimonie di inizio dei corsi hanno avuto il dovuto risalto nei Media nazionali mozambicani, che hanno dato notizia sui telegiornali di maggiore ascolto del progetto della Fondazione Rita Levi Montalcini.

Tornare a sperare

Dalla voce di Marco Bartoli emerge che tutte le venti donne selezionate nelle carceri del Mozambico hanno un comune desiderio: “tornare a sperare”. Consapevoli che l’istruzione è lo strumento più prezioso a loro offerto per continuare a credere nel futuro ed un domani poter essere donne dignitose e libere.

Marco Bartoli con alcune ragazze che hanno completato il corso

Marco Bartoli con alcune ragazze che hanno completato il corso