Le altre donne d’Africa

Questi sono alcuni esempi di quello che può fare l’istruzione. Da Il Sole 24 Ore una lista di donne africane che, a differenza di tante altre, hanno avuto la possibilità di studiare. Donne appartenenti a varie generazioni che hanno tirato fuori la grinta, la forza di credere nelle proprie capacità e….. ce l’hanno fatta!

Sempre più donne africane dirigono, creano imprese, innovano, governano. Creano valore per l’economia e la società del continente. Il trimestrale francese Africa Mediterranee Business ha dedicato un dossier alle 20 personalità femminili emergenti. Uno spaccato di un universo in larga parte sconosciuto di “una nuova modernità che esiste e viene in luce”. Donne africane tradizionalmente al centro della famiglia, ma che oggi attraverso queste personalità si mettono in luce nella società civile. Non di rado, facendo meglio degli uomini. Ecco la storia di alcune di loro.

( Foto: tutti i diritti riservati www.ilsole24ore.com)

Magatte Wade, soprannominata la “cosmopolita”. Ha vissuto con la sua famiglia tra Senegal, Francia e Germania. Ma è in California, nel paese della Coca Cola e della Pepsi, che nel 2004 ha lanciato la sua prima pazza idea imprenditoriale: produrre il bissap, una bevanda tradizionale africana a base di ibisco, per il mercato americano, attraverso la sua piccola società Adina World Beat Beverages. Un successo. Non si è fermata. Nel 2012 ha lanciato una linea di prodotti di bellezza, Tiossan, creati a partire da ingredienti naturali africani, come il burro di karitè. Forbes nel 2011 l’ha selezionata tra le 20 giovani donne più potenti d’Africa, e il Forum economico mondiale l’ha chiamata a far parte del ristretto club dei Giovani leader globali. La sua nuova sfida? Cambiare la percezione mondiale dell’Africa nel mondo tanto da fare diventare i prodotti made in Africa allettanti per i consumatori occidentali, così come le merci occidentali lo sono per i consumatori africani.

Ngozi Okonjo-Iweala. Alla presidenza della Banca mondiale dal 2012, già direttrice generale dell’organizzazione dal 2007, ha costruito la sua carriera sulla sua fama di problem solving, la donna concreta, capace di risolvere i problemi e non di crearli. Nel cassetto ha gli studi ad Harvard e al Massachusetts Institute of Technology: è stata la prima donna ministro delle finanze in Nigeria, in due periodi, nel 2003 e nel 2011. Da ministro si è molto battuta per la realizzazione di infrastrutture, per la diminuzione del peso dello stato nell’economia, per la lotta contro la corruzione e per il miglioramento del sistema tributario. Un lavoro che l’ha lanciata alla guida della Bm. Una donna africana in prima linea nella lotta contro la povertà nel mondo.

Folorunsho Alakija. Secondo Forbes, questa nigeriana di 62 anni è la donna di colore più ricca al mondo. Pochi la conoscono, ma la tycoon di Lagos ha superato in ricchezza Oprah Winfrey, la regina dei talk show americani. Figlia di un capo tribale, ha studiato in Inghilterra da quando aveva 7 anni. Lei sognava di diventare avvocato, il padre riteneva che un posto da segretaria sarebbe andato bene comunque. Il primo impiego in una banca e poi ha deciso di seguire la sua passione: si è messa a studiare moda e design e nel 1986 ha lanciato la sua linea di vestiti, Supreme Stitches, diventata molto ricercata nell’alta società nigeriana. Dalla moda al petrolio. Nel 1993 fonda Famfa Oil, ottiene dal governo del suo paese diverse licenze per l’estrazione petrolifera ed è diventata miliardaria. Di fede cristiana, sposata da 37 anni con lo stesso uomo, un avvocato, madre di 4 figli e ora nonna, questa donna manager ha oggi una fortuna valutata in circa 4 miliardi di dollari. Grazie alla sua ricchezza, attraverso la sua fondazione Rose of Sharon, finanzia diverse opere sociali e di sviluppo in Nigeria.

Bethlehem Tilahun Alemu, la ribelle (foto). La sua idea è stata ricreare delle scarpe africane tradizionali, le Barabasso, comode, etiche, prodotte con la gomma degli pneumatici usati, le stesse usate dai masai kenyani o dai ribelli che lottavano contro la colonizzazione dell’Etiopia. Bethlehem ha lanciato le sue scarpe nel 2004 ad Addis Abeba. In breve tempo sono diventate un successo mondiale. Oggi il suo brand – che si chiama, non a caso, SoleRebels – è l’unico fabbricante di scarpe al mondo che può fregiarsi del logo del commercio equo e solidale. Le sue scarpe sono vendute in 30 punti vendita nelle capitali occidentali e sul suo sito internet e fatturano diversi milioni di dollari l’anno. Così l’imprenditrice è stata inclusa nella lista delle 20 giovani donne più potenti dell’Africa di Forbes, nel 2012.

Mamphela Ramphele, la militante. 66 anni, sudafricana, medico, docente universitaria, militante politica e anche donna d’affari. Dopo essere stata la presidente della multinazionale Gold Fields ltd, ora è alla guida di Circle Capitale ventures Ltd, un fondo d’investimento specializzato nel finanziamento delle piccole e medie società lanciate da imprenditori africani. Durante la sua lunga carriera nel business ha occupato diverse poltrone in consigli di amministrazione di società sudafricane e di multinazionali con interessi in Sudafrica. Dal 2000 al 2004 ha occupato diversi posti di responsabilità nella Bm. Ora, non paga, infaticabile, oltre a seguire il suo Fondo d’investimenti per le start up africane, ha fondato nel febbraio 2013 un nuovo partito che si oppone allo strapotere e alla corruzione dell’Anc. Lo ha chiamato Agang, che nella lingua sotho significa “costruire”.

Una parola che è un programma di vita.

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