Matrimoni precoci: il coraggio della ribellione

100059152-6f21bf6b-c579-4370-9b80-e003a7c7c747“Presto per sposarsi, presto per morire” è questo il titolo di uno dei capitoli del libro “Mother India” scritto nel lontano 1927 da Katherine Mayo, successivamente divenuto un successo anche nel mondo cinematografico. Lontano ma ancora attualissimo.  Sono diverse le parti del mondo in cui per le famiglie, l’aver concepito una femmina, piuttosto che un maschio, diventa un grosso peso economico da eliminare al più presto.  Ed è così che l’età del loro matrimonio programmato è drasticamente abbassata. Le piccole hanno addirittura otto o nove anni e sono costrette a lasciare il loro nido, ad abbandonare la loro infanzia, ed insieme ad essa qualsiasi speranza di istruzione e conseguentemente di una futura indipendenza. Rischiano così la loro vita. I pericoli sono molteplici, tra cui la morte a causa di un parto davvero troppo prematuro ed innaturale.

Qualcosa, tuttavia, in questi giorni sta cambiando, la coscienza di quanto sta accadendo è nata proprio dalla realtà di un piccolo villaggio chiamato Benisar situato nella spettacolare zona del deserto del Thar, nel Rajasthan in India. Donne di tutte le età, anche bambine, hanno unito le loro forze per bandire dalla loro comunità i matrimoni precoci, rivendicando il diritto di genere, allo studio e ad una scelta libera per la loro vita.

bloglive_c95f46d768d22e631e28cc2f18d39091No alle spose bambine

Malgrado le leggi imposte dallo Stato Indiano prevedano la salvaguardia  dei diritti umani, tra cui il  divieto  di contrarre matrimonio prima dei 18 anni per le femmine e prima dei 21 anni per i maschi, queste sono regolarmente trasgredite di fatto dai singoli villaggi. In alcuni di questi si denunciano casi  di infanticidio femminile, aborto femminile e addirittura la “cacciata delle vedove”. E’ così che nel Benisar un cospicuo gruppo di donne ha dato vita alla festa dell’orgoglio femminile. Hanno promosso incontri al cospetto del villaggio, ma anche di visitatori esterni, i promotori della Campagna, l’Unicef e l’Ong locale, coinvolgendo con entusiasmo tutta la comunità, promuovendo il diritto di essere donna e di essere libera. Tutto ciò ha convinto anche grazie a delle manifestazioni teatrali che hanno portato all’agognato esito: il bando dei matrimoni precoci.

child-brideUn contesto di povertà

La situazione in generale, secondo la Top 20 stimata da Girls not brides,  costituita da trecento organizzazioni della società civile di 50 paesi diversi, scopre che il problema dei matrimoni precoci, considerando ragazze di età inferiore i 18 anni, tra il 2002 e il 2011, si sono verificate in 130 paesi e sono ben 14 milioni. L’Africa ne ha assunto tristemente il podio, con il Niger al primo posto, la Repubblica Centroafricana ed in seguito il Chad. Seguono Bangladesh, Guinea, Mali, Sudan del Sud, Burkina Faso, Malawi e Mozambico. Poi Madagascar, India, Eritrea, Somalia, Sierra Leone, Zambia, Repubblica Dominicana, Etiopia, Nicaragua e Nepal. La causa trova le sue radici nella povertà e purtroppo una bambina che si sposa povera, subirà probabilmente la stessa sorte per il resto della sua vita.

Quel che è avvenuto in India è un segnale estremamente positivo di speranza. La mentalità delle donne sta cambiando, con un proposito di ribellione ad un destino imposto ingiustamente e tutta la Comunità ne ha accolto il richiamo, con riscoperta coscienza.

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