Memorie di un bambino soldato. Testimonianze di ragazzi e ragazze cresciuti troppo in fretta

“Sollevai l’arma, premetti il grilletto e uccisi un uomo”

img3Con queste semplici ma dure parole Ishmael Beah nel libro Memorie di un bambino soldato, racconta la sua lunga esperienza di guerra in Sierra Leone, quando, all’età di tredici anni si è ritrovato, fucile in mano, reclutato e costretto in una guerra fratricida iniziata nel 1991 e terminata solo dieci anni dopo.
Ishmael è un bambino come tutti gli altri: gioca, studia, è appassionato di musica rap.
Finché un brutto giorno la guerra raggiunge il suo villaggio:

“Un uomo – scrive Beah, – portava in braccio il figlio morto, pensando che fosse ancora vivo. Era zuppo del sangue del ragazzo e, correndo, ripeteva senza tregua: “Ti porto in ospedale, piccolo mio, e tutto si risolverà”

L’inizio di una lunga odissea
Memorie di un soldato bambino parla della fame, delle lunghe marce forzate, della dipendenza dalla droga, di massacri e raid nei villaggi, della violenza insensata e fratricida.
Vicende che cambiano profondamente la  vita di Ishmael e di chi gli sta intorno.
Il cambiamento in lui avviene in maniera così veloce e radicale, da arrivare a fargli dimenticare i suoi sogni, le sue speranze, cosa avrebbe voluto fare da grande.

“Ora sono solo i rumori degli spari e le grida delle violenze a riempire la sua testa.”


Dopo due anni di atrocità, l’incontro in un villaggio con dei rappresentanti dell’Unicef.
Inizia così un lungo processo di normalizzazione alla vita quotidiana:il ritorno sui banchi di scuola, una nuova famiglia, un posto sicuro in cui crescere.
Ma la guerra incombe e poco dopo Ismahel è costretto a fuggire definitivamente a New York, dove iniziare una seconda vita e raccontare a tutti la sua tragica esperienza.

I bambini-soldato impegnati nelle guerre in Africa

I bambini-soldato impegnati nelle guerre in Africa

Non solo ragazzi
Come lui, oltre 250.000 gli “Ishmael” nel mondo, la maggior parte nell’Africa centro-occidentale, rapiti, venduti dalle famiglie, arruolati, costretti con violenze e sostanze psicotrope ad azioni inimmaginabili.
Ma questa è solo una parte di questa tragica e triste realtà.
Solo di recente, infatti, sta venendo alla luce che anche le ragazze hanno avuto esperienze analoghe e spesso molto più complesse e dure,  svolgendo il ruolo di combattenti attive, informatrici, spie, corrieri, medici e infine schiave.
Un aspetto colpevolmente dimenticato, si stima infatti che circa il 30% dei combattenti-bambini appartenga al sesso femminile (fonte Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini soldato).
Tale errata percezione rischia di mettere in secondo piano i processi di re-inserimento e rieducazione in società di una parte consistente di ragazze, aggravandone ancora di più la loro posizione nelle rispettive società. Molte bambine sono abusate come schiave sessuali, e, quando riescono a fuggire, subiscono i traumi e lo stigma di chi gli sta intorno, diventando, di fatto, delle emarginate.

Testimonianze di ragazzi e ragazze cresciuti troppo in fretta

Ragazze reinserite all’interno di un percorso di formazione dopo la smobilitazione in Congo

Ragazze reinserite all’interno di un percorso di formazione dopo la smobilitazione in Congo

La priorità da seguire è quella allora della messa in campo azioni in grado di aiutare questi ragazzi e ragazze a essere reinseriti nella società di appartenenza. Attraverso programmi di istruzione e reinserimento scolastico, potente strumento di socializzazione e di riscatto, oppure mediante programmi di professionalizzazione, come ad esempio quello intrapreso dalla Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus relativo al progetto di istruzione primaria e secondaria 890 ex-bambini soldato a Kindu e Maniema.

Piccoli passi verso il ritorno ad una vita “normale”, che ora ridiventa possibile, ma che ancora per moltissimi è lontana.Il lavoro da fare e ancora tanto.