La “povertà ereditaria” delle donne africane

Le donne pur rappresentando oltre la metà della popolazione mondiale, non godono ancora di pari opportunità, specialmente nelle aree meno sviluppate del pianeta, dove, le porte delle opportunità, lavorative, dei diritti e delle opportunità, rimangono chiuse.

L’accesso a servizi quali l’istruzione, la sanità, come anche quello a risorse produttive come terreni e credito, vengono sistematicamente limitati, perpetuando una vera e propria tradizione discriminatoria nei confronti della parte femminile della popolazione.

Non solo le donne sono oltre la metà della popolazione mondiale, ma costituiscono anche la maggioranza sul totale di coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà.

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Donne del villaggio in Etiopia. © Fondazione Rita Levi-Montalcini 2008

La povertà “povertà ereditaria”: istruzione, lavoro, diritti

Quali sono i fattori che fanno della povertà una “questione femminile”?

Tra i primi e più’ riconosciuti vi è sicuramente l’istruzione. L’analfabetismo è un vero e proprio “invito aperto palla povertà”. Spesso le condizioni di vita di molte ragazze impongono la necessità scarificare l’istruzione per la sopravvivenza immediata. Il risultato è che due terzi del miliardo di adulti analfabeti sono donne.

Nelle società tradizionali, la maggior parte delle attività legate alla sopravvivenza sono richieste alla donna. Coltivare, fare da mangiare, pascolare gli animali, piccolo commercio, il lavoro femminile viene considerato un servizio ai membri della famiglia, a titolo gratuito.

Le eccezioni esistono, basta vedere Magatte Wade, Folorunsho Alakija, ed altri bellissimi esempi di donne che, grazie all’istruzione sono riuscite a fare carriera e a ricoprire cariche importanti, come nel video qui sotto.

Ma proprio per non farli rimanere casi isolati, bisogna creare un ambiente nel quale le donne possano esercitare un maggior controllo diretto sulle risorse, avere accesso al credito, godere del rispetto e della giusta considerazione e retribuzione per il lavoro svolto.

Diritti e doveri imposti

Questo non significa solo un mero incremento del loro reddito, ma un aumento delle loro opportunità, nonché il riconoscimento di un diritto, quello alla partecipazione economica e sociale ad una società di cui fanno parte.

Una società che deve garantire alle donne piena tutela dei diritti e non solo esigere l’adempimento dei doveri imposti. Diritto alla salute, il diritto a scegliere liberamente di come disporre della propria libertà, diritto alla tutela contro le violenze.

Nonostante il progressi fatti negli ultimi anni, è alto ancora il numero di ragazze a cui questi diritti vengono negati, causando danni che si ripercuotono sull’intera economia.

Secondo recenti studi dell’Ocse, si potrebbe raggiungere un aumento del Pil di almeno il 12 per cento, nel caso subentrasse piena partecipazione da parte del sesso femminile nell’attività economica di un Paese.

Istruzione, lavoro, diritti, è su questi tre concetti che bisogna lavorare per poter spezzare la il circolo della “povertà ereditaria”  che frena il pieno sviluppo e realizzazione del potenziale femminile in Africa.

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