Sfatare i miti sulla povertà

Nonostante l’opinione diffusa che gli aiuti in favore delle popolazioni più svantaggiate spesso rappresentino un investimento “poco redditizio”, i dati parlano chiaro.

Negli ultimi venticinque anni secondo i dati Onu, la povertà estrema (1) è stata dimezzata, la mortalità infantile è diminuita, e molti paesi che hanno in passato usufruito di aiuti, sono ora pienamente autosufficienti ed in grado ci camminare sulle proprie gambe.

Vista da questa prospettiva, è difficile pensare come, buona parte delle persone, consideri ancora la povertà come un problema ineliminabile, che le azioni intraprese in aiuto dei Paesi meno sviluppati siano tempo sprecato, e che anzi, paradossalmente, producano effetti negativi.

E’ proprio a partire da questa riflessione, che Bill e Melinda Gates nelle lettera annuale alla Bill & Melinda Gates Foundation, di cui sono co-presidenti, cercano di mettere in luce alcuni falsi miti capaci di bloccare il futuro e lo sviluppo dei paesi più poveri.

Regione del Sahel - CC  EU Humanitarian Aid and Civil Protection

Regione del Sahel – CC EU Humanitarian Aid and Civil Protection

Una riflessione tanto attuale, quanto utile, che ci permette di capire come quanto invece sia importante intraprendere azioni a sostegno dei Paesi meno sviluppati, in modo da incidere positivamente per il bene e il futuro di tutti. Ecco alcuni spunti interessanti su cui si soffermano in particolare.

Un paese povero è condannato a rimanerlo per sempre.

Niente di più falso. Il mito secondo cui i paesi poveri sono condannati a restare poveri è diffusissimo, e, spesso e volentieri viene associato al Continente Africano.

Indicatori come quelli del reddito pro capite o altri indici del benessere delle persone segnano da tempo un miglioramento costante.
In media, l’economia dell’intera Africa cresce di quasi il 5%, in particolare nella zona sub-sahariana, in Guinea, Nigeria, Camerun, Rwanda ed altri stati.

Tale crescita, deve essere letta anche alla luce di tutta una serie di possibili contraddizioni che spesso accompagnano i processi di sviluppo nei Paesi più arretrata, ma in generale, indica come uno degli effetti della crescita del reddito pro capite medio africano è stato quello di contribuire alla formazione in alcuni Paesi di una classe media che non esisteva in precedenza, consentendo di fatto l’avvio di una modernizzazione di più amplio respiro.

Mappa crescita dell'Africa

Mappa crescita dell’Africa

Salvare delle vite nei paesi più poveri conduce alla sovrappopolazione

Un altro pregiudizio è quello che salvare vite che poi saranno destinate a morire di fame per insufficienza di risorse e cibo sia controproducente. Anche qui la statistica smentisce questo falso mito.

La scolarizzazione delle donne e la cura dell’infanzia sono le armi più solide e convincenti attraverso cui sconfiggere ed eliminare il problema della sovrappopolazione.

E’ infatti dimostrato come i Paesi con la più alta mortalità infantile sono anche quelli con la più alta crescita di popolazione. Questo perché a fronte di un alta mortalità le donne tendono ad avere più figli.

Mentre, creare le condizioni dove è possibile godere di buona salute, usufruire di un sistema educativo solido e garantire prospettive lavorative, riduce sensibilmente il numero di nascite nonché il tasso di mortalità infantile.
Dal 1960 a oggi la speranza di vita per una donna dell’Africa è passata da 41 a 57 anni, la percentuale di bambini che frequentano la scuola in alcuni Paesi è passata dal 40% circa del 1970 a più del 75%.
Tutti segnali che indicano come gli sforzi rivolti a promuovere la salute, l’istruzione e lo sviluppo offrono grandi ritorni e pongono le basi per ulteriori progressi futuri del Continente Africano, in cui l’estrema povertà diventi un’eccezione e non la regola.

(1) La Banca Mondiale considera tale la condizione di povertà di chi vive con meno di 1,25 dollari al giorno.

One comment on «Sfatare i miti sulla povertà»

Comments are closed.