Sud Sudan: rapiti dai banchi di scuola

indexErano intenti a lavorare in un compito in classe, prima che i guerriglieri gli facessero imbracciare un fucile. E’ successo lo scorso febbraio 2015, a Malakal nel Nord del Sud Sudan,  ad ottantanove ragazzini, scelti tra piccoli dodicenni, rapiti dalle loro aule, mentre erano intenti a sostenere un esame, per essere arruolati  in una guerra che non sembra voler cessare, combattuta dal 2013 da fazioni che reclamano il diritto al potere. Un ennesimo drammatico caso di bambini reclutati come soldati che vede il Sud Sudan tristemente primeggiare in questo massacro di giovani costretti a combattere, rinunciando troppo presto ad una gioventù spensierata, catapultata nell’incubo peggiore della guerra e della violenza.

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Il Governo dice no, ma Juba non ascolta

“Nonostante le promesse di uno stop al reclutamento dei bambini soldato fatte da governo e opposizione  entrambe le parti continuano a reclutare e usare bambini nei combattimenti. Nel Malakal le forze governative prelevano i minori anche nei pressi della base delle Nazioni Unite” A parlare è il responsabile di Human Right Watch per l’Africa Daniel Bekele, che vede nel giovane Stato dell’Onu, Juba, il principale teatro di reclutamento di giovanissimi tra le forze armate, senza alcun rispetto. In pochi anni, dall’inizio del conflitto, sono dodicimila i bambini circa dodicenni o tredicenni sono stati sottratti con la violenza dalle loro case per andare a combattere.

imagesUn breve canto di vittoria

Eppure la Comunità Internazionale, collaborando con lo Stato,  ha da poco esultato per il rilascio di ben 550 bambini soldato, costretti sui campi di guerra, venendo a patti con i gruppi armati, nella rivendicazione dei principali diritti umani. Gioia purtroppo di breve durata con questo nuovo arruolamento che va a trasgredire i diritti fondamentali del fanciullo, proprio in uno dei luoghi in cui dovrebbe sentirsi più al sicuro: la scuola.

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