TRA SOGNO E REALTA’

 “La bambina africana dalla testolina ricciuta, dell’età di circa cinque anni, non si era mossa per tutta la notte a lato del letto di Rosita, una piccola occidentale costretta a seguire il padre in missione, su quelle terre lontane. Haisha era stata lì, paziente, immobile, come se non avesse fretta di andarsene, anzi sembrava avesse compreso il timore , forse anche, l’angoscia di Rosita a trovarsi in quella “fatiscente” camera a Chiro, un paese lontano migliaia di chilometri dall’Italia, a nordovest nella Regione dell’Oromia in Etiopia, una zona rurale sprovvista di acqua e di energia elettrica.

Nella stanza buia, rischiarata soltanto dalla tenue luce della luna che filtrava attraverso la sottilissima tenda di tulle, Rosita stentava ad addormentarsi, nonostante la stanchezza accumulata, ma soltanto alle prime ore dell’alba, durante uno dei tanti risvegli notturni, notò il viso stanco della piccola Haisha e la invitò a sdraiarsi accanto a lei. Chiuse di nuovo gli occhi contenta di aver alleviato la fatica della piccola che era stata sempre in piedi accanto a lei. Sognava di aiutarla, con tutti i mezzi nella sua crescita e per la sua istruzione.

Passarono molti anni e la rete ferroviaria era stata riattivata: giovani e persone di ogni età ne facevano grande uso per spostarsi. La bambina africana era ormai diventata una giovane donna che era riuscita anche lei ad andare a scuola e poi all’università , grazie alla nuova strada sterrata e all’aiuto di Rosita.

Era diventata direttrice di uno dei più importanti college di Addis Abeba”

 

Questo è il breve racconto di Giuseppina Tripodi, una vita di collaborazione con Rita Levi-Montalcini e consigliere delegato della Fondazione che porta il nome della compianta presidente. La storia di  un sogno che vuole riservarsi l’ardita speranza di diventare reale, grazie ai progetti che la Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus sta attuando in Africa a sostegno di tutte le piccole “Aisha”, che si impegnano per se stesse e per gli altri e che possono essere elemento integrante per lo sviluppo della loro società d’appartenenza. Ma è anche un breve racconto “simbolo” dell’amicizia che stringe l’Italia al popolo africano ed, in particolare con le donne, che spesso non hanno il privilegio di un’istruzione. A questi ideali, di sviluppo e crescita, la Fondazione deve il suo impegno.

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