15/07/2008
L'Adige 1 giugno 2008
«La differenza tra i sessi non è genetica, bensì epigenetica. Alle donne viene proibito di usare il cervello mentre viene incoraggiato negli uomini». Il premio Nobel Rita Levi-Montalcini, 99 anni, è intervenuta ieri al lancio della «Rete internazionale delle donne per la solidarietà» all'aula magna della facoltà di Giurisprudenza a Trento nell'ambito del Festival dell'Economia. Capelli candidi minuta gracile di aspetto con un'aria da nobildonna fin de siècle la professoressa e senatrice a vita che si autodefinisce «ancora vivente» ha regalato una straordi-naria lezione sul potere della solidarietà alle donne come leva dello sviluppo mondiale. Ma l'esordio è stato pieno di verve: «Ringrazio questa brava presentatrice» ha ripetuto rivolta all'assessore provinciale alla solidarietà internazionale Iva Berasi, strappando subito il primo applauso. A precedere e chiudere l'incontro la pianista Elsa Triangi, 93 anni, che le ha dedicato il Notturno di Chopin. “Sono vicina ai cent' anni ma l'attività che svolgo è la stessa di quando ne avevo venti», ha premesso la neurobiologa, attivamente impegnata a sostenere la formazione e l'istruzione delle donne africane attraverso la Fondazione Rita Levi-Montalcini onlus, di cui è presidente e che elargisce 5.700 borse di studio all'anno anche se si prefigge l'obiettivo di superare quota diecimila. Perché «la solidarietà è la risposta. Realizzare questa Rete permetterà alle donne di iniziare a superare le tragiche difficoltà in cui si trovano costrette». La Rete permette anche di rendere palese la sofferenza: «Una sofferenza che deriva dall'impossibilità delle donne che vivono nei paesi in via di sviluppo di far conoscere la loro situazione». Rita Levi-Montalcini è nata nel 1909. Lo ha voluto sottolineare dicendosi «felice di essere tra i viventi». Lo scopo della solidarietà è sempre associato alla conoscenza: ecco quindi che lo strumento da adottare è l'accesso all'istruzione la vera barriera che separa in due metà il mondo. Ha detto il premio Nobel: «Normalmente alle donne non è consentito questo diritto, una situazione che oggi sta migliorando grazie all'informatica. L'accesso a nuovi sistemi tecnologici è un problema scientifico al quale malgrado l'età avanzata mi sto dedicando con entusiasmo giovanile». E poi ha aggiunto: «Da Trento voglio lanciare questo messaggio. La situazione di tutti, non della sola specie femminile sarà migliore del passato se diamo alle donne la capacità di usare il cervello». Una capacità che è pari a quella della «specie maschile». «Il capitale umano è equamente distribuito tra i due sessi. Solo, alle donne non era concesso di utilizzare il proprio». Quando le è stato chiesto quanto ha inciso essere donna nel suo approccio alla scienza ha risposto: «Non ho avuto alcuna difficoltà». Alla consigliera provinciale Caterina Dominici che le ha chiesto come fare per consolidare la rete di solidarietà femminile ha ribattuto: «Io mi impegno personalmente tutti i giorni per consolidare questa rete». A chi le ha chiesto lumi sulla sua dichiarazione «amo la vecchiaia perché è senza rabbia», ha risposto di non aver mai detto questa frase.
IRENE VIOLA
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