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01/06/2008
Corriere del Trentino 1° giugno 2008

Il premio Nobel ha lanciato la rete delle donne: felice che questo messaggio parta da qui

«Ho fatto ciò per cui ero nata. Non mi sono mai sentita in difficoltà perché donna né nella vita né nella ricerca» Trento ha accolto ieri Rita Levi-Montalcini con calore ed entusiasmo. Centinaia di persone, nel pomeriggio, hanno scelto l'appuntamento alla facoltà di Giurisprudenza, dove la senatrice, ma lei preferisce essere chiamata professoressa, ha battezzato la rete internazionale delle donne perla solidarietà, voluta dall'assessora Iva Berasi. «Sono contenta che questo messaggio parta da una bella città come Trento» ha dichiarato la Montalcini. Nata nel 1909, ha ricevuto il premio Nobel nel '86. «Il cervello non va in pensione, funziona oggi come vent'anni fa, né bene, né male ma sempre al massimo delle sue possibilità» ha spiegato Montalcini rispondendo ad una domanda proveniente dal pubblico. E poco dopo. «Per utilizzare al massimo il nostro cervello non dobbiamo distrarci perseguendo obiettivi esterni, come il successo, la nostra piena realizzazione è etica. La risposta è sempre la solidarietà». Ieri, il premio Nobel ha ricordato l'impegno della Fondazione che porta il suo nome, in favore delle donne dell'Africa, a partire da quelle etiopi «Siamo riuscite a dare oltre 5 mila borse di studio per garantire l'istruzione di queste donne, in un Paese dove l'istruzione femminile è ancora spesso negata». «L'obiettivo però —ha ricordato Pina Tripodi, stretta collaboratrice della Montalcini, alla quale la senatrice ha dedicato uno dei suoi ultimi libri «L'asso nella manica a brandelli» edito da Baldini e Castoldi — è quello di consegnare borse di studio a 10 mila donne del continente africano». La Berasi, ha ricordato comunque che in paesi come Burundi e Mozambico, il 6o per cento dei ministri è donna a differenza di quanto accade in Italia ed in Trentino. «Il capitale umano maschile e quello femminile sono sempre stati uguali, solo che nel passato le donne non potevano utilizzarlo, erano costrette a non utilizzarlo» ha ricordato la Montalcini aggiungendo però che la sua esperienza è stata diversa: «Ho fatto ciò per cui ero nata, non mi sono mai sentita in difficoltà perché donna, né nella mia vita né nella ricerca». Non può dire lo stesso Malalai Joya,unica donna deputata del parlamento afgano, espulsa illegalmente nel 2007 per aver dichiarato pubblicamente che i signori della guerra sedevano nel nuovo parlamento voluto dagli alleati. «Nel mio Paese l’8o per cento delle donne oggi vengono violentate, abusate, subiscono violenza domestica o vengono uccise, già da bambine. La guerra voluta dagli alleati per migliorare le condizioni di vita del genere femminile, questo dicevano, in realtà ha portato un peggioramento della situazione della donna. Solo una bambina su cinque bambini può andare a scuola. Secondo le stime ufficiali sono 250 le donne che sono state uccise nell'ultimo anno dai propri mariti o parenti».
Marianna Bonso



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