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14/04/2009
Corriere della sera - 12 aprile 2009

Visto di persona, il volto notissimo di Rita Levi-Montalcini colpisce per il colore verde acqua degli occhi — «La vista è calata, ma uso uno speciale visore che ingrandisce le parole di libri e giornali e mi consente di leggere da sola» —, e per la bellezza dei gioielli. «Li ho disegnati io. Questo bracciale l’ho fatto per mia sorella Paola. Questo invece è l’anello di fidanzamento di mia madre. La fedina me l’hanno regalata a Uppsala: è il simbolo del mio matrimonio con la scienza. La prima volta che andai in America, mi chiesero chi fosse mio marito. Non erano abituati a una donna che conducesse la sua vita di studiosa da sola. 'I’m my own husband', sono il marito di me stessa, risposi. Non capirono. Pensarono non sapessi l’inglese». Professoressa Levi-Montalcini, tra dieci giorni, il 22 aprile, il paese intero si stringerà a lei per il suo compleanno. Com’è la vita a cento anni? «Ottima. Anche l’udito è calato. Ma il cervello per fortuna funziona».
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Ho letto che ai fascisti lei non porta rancore. È così? «Non è così! Rancore ne ho per quello che hanno fatto: lo sterminio degli ebrei, la Germania distrutta, l’Italia a pezzi. Non ho rancori personali, quelli no. Senza le leggi razziali, quando lo Stato stabilì che la mia famiglia e io appartenevamo a una razza inferiore, non sarei stata costretta a lavorare chiusa nella mia camera da letto, dove avevo allestito un piccolo laboratorio, sia a Torino che ad Asti. Ricerche che nel 1986 mi hanno portato a Stoccolma».
Quali sono stati i libri della sua vita? «Kafka. Calvino. E Primo Levi. Se questo è un uomo me lo regalò sua sorella. L’editore Einaudi l’aveva rifiutato, su indicazione di Natalia Ginzburg, e l’aveva pubblicato Antonicelli con la sua piccola casa editrice. Fu una folgorazione. Con Primo diventammo molto amici. Ho sofferto per la sua tragica fine; anche se credo che non sia andata come è stato raccontato».
[...]
Non ha paura della morte? «Non me ne importa. È solo il corpo che muore. Credo che qualcosa di noi sopravviva».
L’anima? «No. Il messaggio. Le azioni, i pensieri è quanto rimane di ognuno di noi. Io credo di lasciare buone azioni, buoni pensieri. Per questo, anche se alla mia età può succedere in ogni momento, non ho paura di morire».
ALDO CAZZULLO



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